Connessioni scientifiche

Le vie della ricerca

fra logica - intuizione - scienza - metodo - verifica

Volendo parlare di ricerca nel campo della psicologia ci si addentra all’interno di una selva oscura specie se l’interfaccia è la scienza. L’oscurità è propria della ricerca quand’anche la ricerca sia scientifica. Vi è un intreccio di discussioni per rendere visibile agli occhi ciò che la cecità cognitiva tende ad annebbiare, una sorta di cataratta che ostacola anche ciò che il linguaggio scientifico della ricerca stesso vorrebbe approfondire e dimostrare. Eppure i fenomeni appaiono nelle popolazioni e in natura come un risultato di fatto.

 

Il linguaggio delle cipolle

In un campo ben coltivato vi seminarono cipolle, che nel corso del tempo nacquero e si misero a crescere rigogliose con verdeggianti chiome. Durante il percorso di crescita ahimè un bel giorno il contadino vide qualche ciuffo qua e là imbiondire nella punta… ed era troppo in anticipo per pensare alla sua maturazione. Ecco che allora il contadino si mise a sarchiare tra i piccoli filari e nel contempo decise di fare una ricerca “sondando” il terreno alle radici di quelle cipolle che inviavano un piccolo segno di precarietà e pericolo per il raccolto finale. Lo fece con metodo e rigorosità e usò come strumento un piccolo sarchietto che, con molta delicatezza, scoprì raspando un po’ di terra vicino alla piccola testa seminterrata della cipolla un poco le radici…

Chi cerca trova… ecco… un piccolo vermiciattolo panciuto che faceva man bassa al frutto ancora in formazione… Per trovare qualcosa bisogna dunque cercare e ri-cercare senza posa quali segni indicano un fenomeno in incubazione.

 

E se il linguaggio è espressione di consapevolezza, capire la realtà in cui viviamo ci fa sentire la necessità di affrontare tempo e fatica per trovare il metodo e i mezzi capaci di condurci alla possibilità di comunicare efficacemente il disagio o l’agio di un fenomeno che sia di un gruppo o di una popolazione.

è un cammino arduo quello dei ricercatori scientifici che si cimentano con la “riduttività” dei loro strumenti teorici, concettuali, che applicano cercando di trovare cooperazione con i vari linguaggi tecnologici, informatici, matematici, ingegneristici, filosofici, ecc… Come in un puzzle tanti piccole parti possono concorrere a costruire l’insieme, il disegno completo, altrimenti visibile al cuore ma non agli occhi della scienza.

Chissà forse si potrà com-prendere il senso olistico della vita.

Un sentiero tortuoso, ma possibile, come per altri scopi, nel passato storico sociale ci è stato trasmesso e di cui oggi ancora vi è traccia…

La via delle Gallie… C’era una volta un sentiero nella foresta, nel bosco e bisognava percorrerlo, addentrarsi, farsi breccia nei luoghi più coperti di rovi, di sassi, per poter procedere, esplorare e scoprire forse un fungo, forse un animale, forse un villaggio... I Celti così costruirono una piccola strada sterrata che più in là venne trasformata e chiamata via delle Gallie dai romani dando origine nella nostra storia attuale a percorsi reticolati, a vie di comunicazione per commerciare, per godere delle risorse dei vari territori, per intrecciare scambi, per interagire e interconnettersi. La complessità ambientale trasformò l’ambiente stesso e oggi noi viaggiamo nelle moderne autostrade e disegniamo in cielo vie aeree.

 

Cercare e Ri-cercare è dunque come un piccolo grande viottolo che ci conduce alle verità o alle scoperte di nuovi continenti, di nuove tecnologie, di nuove spiegazioni, di nuove cause, di nuovi fenomeni, di nuove realtà, di nuovi metodi e di nuove vie per condurre ricerche inedite come quelle sulle verifiche di un metodo, di un operato che sia tecnico, industriale o sociale. Solo cercando vi è la possibilità di trovare. A volte si grida al miracolo della scoperta, a volte il percorso è ostacolato da pregiudizi o da pensieri ingenui, da invidie o eccessi di competitività… Solo chi ha una grande passione e molto viva la curiosità di conoscere unita al desiderio profondo di sondare, di scandagliare negli abissi dell’ignoto delle neocortecce può divenire uno studioso, un ricercatore, un ricercatore scientifico. è un talento, una risorsa già inclusa nel patrimonio collettivo umano.

Nel corso del tempo il linguaggio della ricerca scientifica si è evoluto attraverso lo studio oggettivo dell’esperienza sensibile e l’efficacia del metodo utilizzato nella ricerca stessa. Il metodo scientifico è l’anima della ricerca, è la via universale che porta alla destinazione finale, partendo sì con lo sguardo chino di chi ricerca, ma con la dignitosa rigorosità procedurale e costante impegno di chi attua il progetto, della visione globale che si apre per far vedere nella rete confusa dei fenomeni la contiguità e la connessione con il tutto. Si procede passo a passo ponendo il metodo utilizzato nell’analisi come la lanterna che illumina la via fino al traguardo della conoscenza e come forma veritativa del pensiero.

Quando e cosa trasforma una buona idea in valida teoria? Quando e come possiamo vedere che un metodo è efficace? Quando la scientificità di una ricerca ci conduce verso la verità di ciò che stiamo cercando o verificando?

Molti teorici, scienziati, filosofi, epistemologi, metodologi, matematici, informatici… hanno discusso, indagato e scritto su questi temi, partendo dalla possibilità di ricavare dall’esperienza dei dati certi e indubitabili oltre che la capacità della scienza di trattare tali dati, manipolandoli e analizzandoli attraverso procedure standardizzate, con l’applicazione di algoritmi, formule... Ciò significa progettare la ricerca, pianificare metodi di ricerca, progettare la veridicità del percorso per rendere significante il risultato finale. Progettare gli strumenti d’indagine. Progettare interventi. Progettare le verifiche sugli strumenti, sui metodi con cui si fa ricerca e sui metodi con cui si opera è ancor oggi difficile da realizzare nella concretezza specie sul campo del sociale, anche se il “sociale” s’interseca, s’intreccia sul tutto dell’universo in quanto ne è origine e meta futuristica. Ogni essere umano, ogni fenomeno o evento sociale è in comunione ed è interdipendente tanto al politico quanto all’economico o al teologico, allo psicologico, al filosofico. A Vigevano, piccola città lombarda, già negli anni ‘80 e ‘90, mentre si sperimentava il progetto Sonda su tutto il tessuto sociale cittadino, si utilizzavano simulatori di rete neurali artificiali come strumenti per indagare sul disagio in incubazione e sul disagio manifesto attraverso programmi informatici di altissimo livello scientifico, neuroscientifico in quanto attenenti appunto all’intelligenza artificiale.

Filosofia progettuale, implementazione informatica su procedure di verifica e neuroscienze in concerto al lavoro nella reale realtà cittadina. Tali programmi all’epoca furono ideati dallo scienziato e ideatore del Progetto Sonda Prof. Massimo Buscema del Centro Semeion (centro di ricerca e studio sulle scienze della comunicazione) insieme al suo team.

è sempre bello, interessante ed entusiasmante “scoprire”, seppur in forma larvale, dell’esistenza nel mondo reale, nel contesto storico sociale del momento in cui esistiamo, di mondi possibili, di persone motivate a perseguire i propri sogni, di fare dei propri sogni una risorsa di vita, di realizzare i propri scopi di vita. Mantenere in vita la curiosità di un bambino nel proprio animo è di fondamentale rilevanza per l’evoluzione. è importante e urgente nel mondo che ricercatori, scienziati, umanisti e tecnici si interfaccino e si tengano uniti nel portare alla luce nuove possibilità di vita per la vita.

è giusto e stimolante permettere ad associazioni/istituzioni così come a operatori e professionisti che agiscono sul reale della realtà lavorativa, della quotidianità, di sentirsi ed essere efficaci nel loro interrelarsi con la gente, con i propri assistiti, con i clienti, con volontari o con aziende. I simulatori utilizzati nel progetto Sonda non sono stati strumenti fantascientifici, bensì strumenti cartacei che hanno aiutato tanto gli intervistati quanto gli intervistatori a “complessizzare” le loro menti e rendere più vivaci le loro “connessioni” interne al loro cervello storico.

E dite poco ciò?

Si spera che l’effetto onda di questa esperienza possa verificarsi ancora da noi come Associazione IdealmenteSondaPiù, così come nel passato prossimo aveva prodotto nelle istituzioni sociosanitarie pubbliche di molte città italiane.

Dr.ssa Maria Luisa Santafede